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Affacciato sulla cavea del Teatro Romano, nel cuore antico di Lecce, Palazzo Luce è nato dalla visione di Anna Maria Enselmi, collezionista attenta e anima di un progetto culturale corale ambizioso e straordinario. Chiamando designer, artisti, architetti e galleristi, ha dato vita ad uno spazio immaginifico e in divenire. È la dimora di una collezionista che si apre, in cui volumi monumentali dell’edificio storico e le forme creative più attuali dialogano.

 

Immaginato come una casa d’arte che accoglie i suoi ospiti, Palazzo Luce si svela in percorsi sempre diversi, che assecondano l’affascinante dedalo dell’edificio disegnato nel corso dei secoli: ogni spazio è abitato da opere d’arte e di design, interventi speciali, pensati dagli artisti in una dimensione viva e luminosa.

 

Il design di Gio Ponti, di cui Annamaria Enselmi, appassionata cultrice, ha acquisito nel tempo arredi rari, pezzi unici e archivi grafici, attraversa come un’ispirazione continua la polifonia creativa di Palazzo Luce, a partire dal progetto architettonico degli interni curato da Giuliano Dell’Uva/Giuliano Andrea Dell’Uva Architetti e da Storage Associati, che ne hanno interpretato in chiave contemporanea l’opera, dando voce all’anima mediterranea del designer milanese.

 

Accanto a Gio Ponti, pezzi storici di Ettore Sottsass, Hans-Agne Jakobsson, Osvaldo Borsani, Carlo Mollino, Max Ingrand, Ignazio Gardella, dialogano con il design contemporaneo di Martino Gamper, Antonio Marras, Brigitte Niedermair, Konstantin Grcic, Nao Matsunaga, Bruno Gambone, con le opere d’arte di Marina Abramovich, William Kentridge, Ugo Mulas, Thomas Ruff, Mimmo Jodice e Vanessa Beecroft, Alfredo Jaar, Joseph Kosuth, Gilberto Zorio, Ettore Spalletti, Luca Monterastelli, Gianmaria Tosatti – per citarne alcuni – e con gli interventi site specific di David Tremlett, Giuliano Dal Molin, Marzia Migliora, Michele Guido. 

 

Una fluida successione di ambienti invita alla scoperta e alla sorpresa: stanze, saloni, corridoi, dal piano nobile, alle supinne, al coronamento della grande terrazza, al verde ombroso del giardino mediterraneo, con la sua vista segreta sul Teatro antico. È la luce a magnificare gli spazi: una luminosità diffusa e sensibile, tanto caratterizzante da aver ispirato naturalmente il nuovo nome della dimora.